Citazioni di Bruno Cancellieri

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Le reazioni (o risposte) emotive precedono e influenzano quelle semantiche e cognitive.


Tutto ciò che facciamo, lo facciamo per soddisfare dei bisogni. Questo vale per tutti gli esseri viventi e i loro organi, a cominciare dalle cellule.


Ogni persona, per ogni altra persona, è un potenziale collaboratore e competitore.


Il nostro benessere dipende dalla qualità delle nostre interazioni con le persone e le cose con cui interagiamo.


La società è un ecosistema dove ogni essere umano vorrebbe avere un posto adatto al proprio temperamento, al proprio carattere, ai propri limiti e alle proprie capacità, per poter soddisfare i propri bisogni senza troppe difficoltà. Questo desiderio può essere soddisfatto solo se gli altri ce lo permettono e se noi lo permettiamo agli altri, perché la società non è un ente esterno, ma è costituita da ognuno di noi. Infatti, essere accettati dagli altri è un bisogno primario che condiziona tutti gli altri.


Ogni essere vivente è schiavo dei propri bisogni.


La libertà dell’uomo è molto limitata, e la saggezza consiste soprattutto nella conoscenza dei propri limiti, obblighi e divieti.


Ogni essere umano, per sopravvivere e per soddisfare i suoi bisogni, ha bisogno della cooperazione (volente o nolente) di un certo numero di altri esseri umani, e di tutto ciò che può essere utile per ottenerla e mantenerla Allo stesso tempo ha bisogno di evitare tutto ciò che può ostacolare o diminuire tale cooperazione.


La vita è un dramma di cui siamo al tempo stesso protagonisti e spettatori.


La vita è interazione, e la qualità della vita dipende dalla qualità delle interazioni. Perciò è importante che queste siano indagate e studiate. Tale è lo scopo della filosofia sistemica.


Le cose piacciono o dispiacciono, non per ciò che sono intrinsecamente, ma per i loro collegamenti e le loro relazioni con altre cose che piacciono o dispiacciono. In altre parole, ciò che piace o dispiace di una cosa non è la cosa in sé, ma ciò che essa evoca.


La vita è integrazione, la morte disintegrazione; la vita è interconnessione, la morte sconnessione; la vita è interazione, la morte isolamento.


Il lato tragico della vita umana è che ognuno ha bisogno di qualcuno, ma nessuno ha necessariamente bisogno di alcuna persona particolare, perché siamo tutti sostituibili. Perciò ognuno di noi vive col timore (conscio o inconscio) di essere sostituito. Un certo sollievo a tale timore può venire dal poter sostituire qualcuno con cui si è in relazione, nel caso in cui si sia desiderati da più persone.


Il mondo è un’ecologia di bisogni.


L’amore (qualunque cosa esso sia) può essere più o meno esclusivo o inclusivo. Quello esclusivo limita la libertà di amare altre persone o cose, quello inclusivo la tutela; quello esclusivo ostacola lo sviluppo mentale, quello inclusivo lo favorisce.


Quando non riusciamo a spiegare un fenomeno con la scienza, lo spieghiamo con la magia, la religione o lo spiritualismo.


Nei dialoghi e nelle conversazioni, la società, con le sue forme, i suoi linguaggi e le sue regole, è sempre presente come riferimento e come contesto che dà significato e valore a tutto ciò che viene detto. D’altra parte, ciò che viene detto serve anche a dimostrare e a confermare l’appartenenza e la conformità dei parlanti alla società in certi ranghi e in certi ruoli. In altre parole, noi parliamo non solo per raccontare fatti reali o presunti che ci riguardano in quanto membri di una società, ma, al tempo stesso, per confermare la nostra identità e la nostra dignità sociale.


La miseria dell’umanità è dovuta a conflitti irrisolti, mistificati, nascosti.


Il libero arbitrio (ammesso che esista) consiste nello scegliere in quale ambiente stare e con chi e come interagire. Durante l’interazione, infatti, prevalgono gli automatismi della nostra mente, e il libero arbitrio non può essere esercitato.


Si obbedisce per comandare e si comanda per obbedire.


Raccontare i propri pensieri è pericoloso perché a qualcuno potrebbero non piacere. Per diminuire il rischio di farci dei nemici, dato che è quasi impossibile non comunicare i nostri pensieri, conviene adattare le nostre idee ai desideri e alle aspettative della maggioranza dei membri della comunità a cui apparteniamo. Se invece vogliamo essere liberi di pensare in modo indipendente, dobbiamo difenderci da ogni sorta di antipatie, calunnie e rappresaglie da parte di coloro che si sentono offesi o minacciati dall’irriverenza delle nostre idee, specialmente quando queste mettono direttamente o indirettamente in discussione le loro visioni del mondo e le loro sedicenti motivazioni e intenzioni.


Così ragiona l’inconscio:
se il tuo bene comporta il mio male, o se il tuo male comporta il mio bene, allora voglio il tuo male;
se il tuo male comporta il mio male, o se il tuo bene comporta il mio bene, allora voglio il tuo bene.


È praticamente impossibile sapere perché una certa cosa ci piace o ci dispiace. Possiamo solo percepire un collegamento tra certe forme, simboli, parole, concetti, idee, oggetti ecc., e certi nostri sentimenti. Tuttavia tale collegamento non indica una relazione causale, ma solo una compresenza. D’altra parte possiamo ipotizzare che una cosa ci piaccia quando soddisfa qualche nostro bisogno e ci dispiaccia quando lo frustra. Resta il fatto che logiche dei bisogni e delle loro soddisfazioni sono inconsce e involontarie.


Siamo tutti diversamente intelligenti e ognuno valuta l’intelligenza altrui usando la propria.


Per me, meditare consiste nell’ascoltare le volontà dei miei dèmoni, in quanto padroni e amministratori dei miei sentimenti, ovvero dei miei piaceri e delle mie sofferenze.


Solo quando il grado di un disturbo supera una certa soglia si innesca la motivazione ad eliminare le cause.


L’io cosciente deve continuamente scegliere se (e in quale misura) comandare o obbedire al suo inconscio, e se (e in quale misura) mantenerlo o cambiarlo, per quanto possibile.


La coscienza è la percezione e cognizione del tempo del proprio corpo, stretto tra il suo passato e il suo avvenire.


La mente umana, come qualsiasi altra mente, ha tutte le caratteristiche di un sistema cibernetico, anche se non si può escludere che abbia anche altre caratteristiche non presenti nella definizione di ‘sistema cibernetico’.


Ogni essere umano è innocente e colpevole allo stesso tempo. Il grado di colpevolezza dipende dal tipo di morale che si vuole applicare.


In ogni momento il nostro inconscio decide di cosa (non) dobbiamo essere coscienti.


Far passare per oggettivo ciò che è soggettivo è una truffa.


Un essere umano, per concedere i suoi favori ad un altro vuole sempre qualcosa in cambio, qualcosa che soddisfi qualche suo bisogno o desiderio, compresi i bisogni di dare, di aiutare, di accudire, di servire, di partecipare, di appartenere ecc.


Un contesto sociale è come una scala musicale. Ogni transazione fuori contesto è stonata come una nota fuori scala.


Anche l’approvazione o la disapprovazione di qualcosa o di qualcuno possono essere oggetto di approvazione o disapprovazione da parte degli altri. Per questo ci capita di approvare o disapprovare qualcosa o qualcuno per essere approvati. Approvare o disapprovare certe cose o persone sono aspetti importanti di ogni conformismo.


Una cosa (qualsiasi cosa, oggetto, macchina, informazione, idea, persona, meme ecc.) è tanto più importante e valida quanto più è efficace nel facilitare e rendere produttive le interazioni tra le persone che la usano o la condividono, in termini di soddisfazione dei loro bisogni e desideri.


In ogni momento l’inconscio influenza il proprio io cosciente. In ogni momento l’io cosciente deve decidere in quale misura e in che modo obbedire o resistere al suo inconscio.


I sentimenti sono causati da ormoni (come, ad esempio, le endorfine), e gli ormoni possono essere stimolati da percezioni o pensieri. In questo senso i pensieri cosiddetti positivi possono contribuire alla felicità, anche se non sono sufficienti.


Fare una cosa (qualsiasi cosa) equivale ad interagire con qualcosa e/o qualcuno.


Una mente serve essenzialmente a elaborare informazioni, cioè a distinguere, riconoscere e associare sensazioni, forme, idee (ovvero percezioni), e azioni. Queste ultime sono sempre reazioni (fisiche o semantiche) a qualche percezione. Quanto detto vale sia per la mente di un sistema vivente (cioè di un organismo), sia per quella di un sistema non vivente (cioè inorganico, come ad esempio un computer) con diversi gradi di complessità, sensibilità e consapevolezza.


I gusti condivisi sono gioiosi, quelli non condivisi tristi.


Per quanto riguarda il modo di pensare e di conoscere, ci sono due opposte tendenze: separare vs. unire, differenziare vs. accomunare, distinguere vs. confondere, analizzare vs. sintetizzare ecc. Per me la conoscenza consiste nel praticare e nel conciliare tali estremi. In altre parole, per me è impossibile conoscere qualcosa senza prima scomporla e poi ricomporla dopo aver osservato le relazioni e le interazioni tra le sue parti.


Quanto meno una persona è razionale, tanto meno essa apprezza la razionalità altrui.


Sarebbe bello se ciò che è bello fosse anche buono e vero, e se ciò che è brutto fosse anche cattivo e falso. Sapremmo allora riconoscere facilmente il bene e la verità.


Tante cose esistono solo nelle menti degli umani.


Nella mente avvengono continuamente connessioni logiche tra enti mentali, quando ciò non viene impedito da autocensure o pregiudizi. Per diventare più intelligenti, creativi e aperti è necessario rompere quanti più isolamenti ingiustificati tra enti mentali sia possibile.


In ogni momento dobbiamo scegliere se comandare o obbedire a certe entità (persone, cose, idee, sentimenti, pulsioni ecc.) esterne e interne ai nostri corpi.


Essendo l’uomo un animale fondamentalmente imitatore dei propri simili, egli imita sia il bene che il male.


Per quanto riguarda l’essere e il divenire, suppongo che esista solo il divenire e che l’essere sia solo una costruzione mentale “in divenire”.


Credere è anche un mezzo per appartenere ad una comunità, soddisfacendo così uno dei più importanti bisogni umani. Infatti, credendo in certe sedicenti verità si appartiene automaticamente alla comunità di coloro che credono nelle stesse verità. Ma non debbono essere verità ovvie, altrimenti sarebbe come appartenere all’umanità in generale, cosa poco utile ai fini della solidarietà.


Più siamo certi di non ingannarci, più ci inganniamo. E viceversa, più siamo certi di ingannarci, meno ci inganniamo.


Ogni essere vivente (compreso l’uomo) è il risultato dell’interazione delle parti che lo compongono.


Non esistono posizioni assolute (né nello spazio né nel tempo), ma solo relative ad altre posizioni.


È impossibile non dipendere da qualche persona o gruppo. Semmai possiamo scegliere da chi dipendere.


Non possiamo non imitare. Semmai possiamo scegliere chi imitare.


Un essere umano nel corso di una giornata ha bisogno di diverse cose, e la frustrazione di un bisogno non può essere compensata dalla ipersoddisfazione di un altro.


Siamo talmente dipendenti dagli altri, che siamo disposti a credere in cose assurde e ad avere sentimenti e desideri assurdi se ciò è indispensabile per essere accettati da almeno una comunità.


Ogni umano è soggetto ad un “doppio vincolo”: da una parte il dovere di essere sinceri, dall’altra quello di non denunciare le menzogne collettive della comunità di appartenenza. Infatti, se lo facesse, gli altri lo punirebbero fino ad escluderlo dalla comunità stessa. La soluzione di questo doppio vincolo (per evitare stress emotivo e schizofrenia) consiste nel non vedere le menzogne altrui né le proprie, ovvero nel non considerarle menzogne.


Il microcosmo (cioè una mente) e il macrocosmo (cioè il mondo ad essa esterno) sono ecologie di bisogni e di conseguenti volontà. Perciò la questione fondamentale in ogni momento e in ogni luogo è: chi comanda?


L’uomo tende a considerare vero ciò che gli piace e falso ciò che non gli piace.


Una reazione emotiva negativa (cioè di rigetto) rispetto ad un certo fenomeno (cosa, persona, evento, situazione ecc.), inibisce la possibilità di comprenderlo e di trovare in esso aspetti utili e persino piacevoli.


Siamo più liberi e meno liberi di quanto crediamo. In altre parole, la nostra reale libertà è diversa da quella che crediamo di avere. Infatti non siamo liberi di necessitare ciò di cui abbiamo bisogno, di volere ciò che vogliamo, di desiderare ciò che desideriamo, di amare ciò che amiamo, di odiare ciò che odiano, ma siamo liberi di raggiungere i nostri scopi in vari modi, più o meno efficaci, utili o dannosi.


Dato che siamo geneticamente uguali ai nostri antenati di 20000 anni fa, si può affermare che i nostri bisogni innati siano gli stessi dell’uomo di allora, e che tutti gli altri bisogni dell’uomo odierno siano indotti dalla cultura in cui vive.


Le religioni sono le più diffuse forme di manipolazione mentale.


Forse la differenza principale tra noi umani e gli altri animali è la nostra capacità di vivere vite immaginarie mediante l’uso di simboli capaci di evocare emozioni simili a quelle provocate da situazioni reali.


L’inganno è un’affermazione totalmente o parzialmente falsa, l’illusione un’aspettativa improbabile o impossibile, ovvero non realistica. Gli esseri umani ingannano e illudono l’un l’altro per ignoranza, per sfruttarsi reciprocamente, per conformismo o per salvare la faccia; ingannano e illudono se stessi per ignoranza e per soffrire di meno. Infatti la verità può essere disarmante, ridicola, dolorosa, atroce, sconvolgente, insopportabile.


La negazione del bias cognitivo è un prodotto, e una conferma, del bias stesso.


Conoscere se stessi? Impossibile se non si conoscono anche gli altri, se non si conosce l’uomo in generale.


L’errore più comune che spesso facciamo è supporre che gli altri ragionino come noi, che reagiscano emotivamente come noi, che abbiano simili principi morali, simili interessi, simili motivazioni e simili paure, che sappiano ciò che noi sappiamo, che soffriamo e godiamo per motivi simili, che le nostre menti siano simili. È come credere che tutti i computer siano simili. In effetti tutti i computer sono simili per quanto riguarda i principi generali di funzionamento, ma molto diversi tra loro nei materiali (hardware) e nei programmi (software), ovvero nelle “applicazioni”.


Le pressioni sociali a cui siamo sottoposti possono indurci a simulare (anche a noi stessi) bisogni non nostri, ma osservati negli altri e ritenuti giusti o necessari dalla comunità di appartenenza. Sono ciò che chiamiamo “bisogni indotti”. Chi può dire di non avere bisogni indotti?


Saggezza è conoscere le vere cause, dirette e indirette, dei piaceri e dolori propri e altrui.


La coscienza si estende tra passato, presente e futuro. Queste tre dimensioni non sono separabili. Infatti, ciò che è avvenuto incide su ciò che sta avvenendo, e ciò che sta avvenendo incide su ciò che avverrà. Ciò che sta avvenendo non avrebbe senso senza una prospettiva futura, sia pure di pochi secondi. Infatti, ciò che facciamo, lo facciamo affinché qualcosa avvenga (o non avvenga) in futuro, ovvero per causare (o impedire) un certo potenziale cambiamento, cioè una certa trasformazione interna e/o esterna.


Ogni cultura è un miscuglio di verità e falsità. Il nostro compito è quello di distinguere le prime dalle seconde.


Il piacere conferito da un oggetto può essere dovuto non tanto alle sue caratteristiche peculiari, ma alla sua valenza sociale, cioè al fatto che il soggetto si sente parte di una comunità che apprezza quel tipo di oggetto. E’ infatti difficile distinguere il piacere emanato da un oggetto dal piacere di condividere con altre persone l’apprezzamento dell’oggetto stesso.


Ogni essere umano ha interiormente una mappa del mondo, un vocabolario, un’enciclopedia, un’epistemologia, attrazioni, repulsioni e motivazioni più o meno originali o copiate da altri.


La libertà di pensiero è un’illusione, dato che i pensieri sono limitati da schemi mentali precostituiti, i quali definiscono i possibili contesti, i significati degli elementi che li costituiscono e le rispettive valenze sociali. Uscire dagli schemi noti è difficile e pericoloso perché non si sa dove tale libertà potrebbe portare, né come potrebbe essere interpretata e giudicata dagli altri. La creatività richiede coraggio e/o incoscienza.


La mente serve a risolvere problemi. Se non ha problemi da risolvere, si atrofizza. Più importanti e complessi sono i problemi che essa affronta, più la mente si sviluppa e più aumenta l’intelligenza.


Scienza, filosofia e psicologia non debbono essere separate, ma procedere congiuntamente, nutrendosi l’una delle altre. Altrimenti ciò che producono è pericolosamente insufficiente.


L’uomo è un animale narratore, l’unico animale capace di inventare e narrare storie, e di credere che siano vere.


La mia concezione dell’inconscio è molto più estesa di quella freudiana in quanto comprende qualsiasi meccanismo involontario e non consapevole, compresi quelli di tipo biochimico, governati da logiche algoritmiche definite nel DNA e altre apprese. In pratica, per me l’inconscio include tutto il corpo e le sue attività interne (ad eccezione dell’io cosciente), a partire dalle cellule e dagli organi, che hanno una mente nel senso che si comportano secondo certe logiche.


Perché ci piace ciò che ci piace e ci dispiace ciò che ci dispiace? Questa domanda potrebbe essere il fondamento di una nuova psicologia pragmatica.


Noi umani siamo talmente interdipendenti che abbiamo continuamente bisogno di contare sulla cooperazione degli altri a nostro favore. Perciò ogni segnale in tal senso ci rassicura e ci allieta, e ogni segnale contrario ci angoscia e ci rattrista.


L’uomo fa ciò che fa perché ha bisogno di farlo. Non dobbiamo dunque chiederci perché l’uomo fa certe cose, ma perché ha bisogno di farle.


Gli esseri umani tendono ad imitare tutto ciò che vedono gli altri fare, e più sono quelli che fanno la stessa cosa, più forte è la motivazione ad imitarli. Per questo la TV è molto pericolosa.


Fare qualcosa insieme a qualcuno è più prudente che farla da soli. Infatti nel primo caso si dispone già dell’approvazione implicita di qualcuno.


La paura rende obbedienti.


Ogni causa è anche una conseguenza.


Il patrimonio letterario filosofico e religioso è pieno di spiegazioni che non spiegano nulla e di risposte che rispondono a domande diverse da quelle a cui pretendono di rispondere. Occorre guardarsi dalle non-spiegazioni e dalle non-risposte.


L’intensità del bisogno di imitare un certo modello di comportamento è proporzionale alla quantità di imitatori del modello stesso percepita dal soggetto.


Di tutte le idee che abbiamo appreso, noi possiamo in un dato momento pensarne solo una o poche più, anche perché tutte quelle idee non sono organizzate in una struttura chiara e conosciuta, ma sono disperse nella nostra memoria senza un ordine particolare.


Possiamo pensare in modo seriale (cioè per storie) e in modo parallelo (cioè per mappe).


L’inconscio ha una logica, ma diversa da quella dell’io cosciente. Conoscere il proprio inconscio significa conoscere la sua logica, ovvero i programmi secondo i quali prende le sue decisioni.


Il nostro inconscio non ha il senso della misura. Infatti per lui una persona è completamente buona o completamente cattiva, completamente sincera o completamente falsa, completamente stupida o completamente intelligente. Solo la razionalità cosciente ha il senso della misura ed è in grado di capire che ognuno è parzialmente buono e parzialmente cattivo, parzialmente sincero e parzialmente falso, parzialmente stupido e parzialmente intelligente. Tuttavia i sentimenti sono determinati dall’inconscio, non dall’io cosciente.


Le scienze si correggono, le religioni no.


L’errore più insidioso e più comune non è quello di ritenere vera una cosa falsa o falsa una cosa vera, ma completa una cosa incompleta, ovvero sufficiente una cosa insufficiente. Ed anche ritenere certa una cosa incerta. Specialmente per quanto riguarda le motivazioni e le cause dei comportamenti.


Le miserie della nostra società non sono il risultato della lotta tra il bene e il male (vinta dal male), ma di lotte tra stupidità e intelligenze, tra diverse stupidità, tra diverse intelligenze e tra diversi egoismi. In questo quadro si formano alleanze e cooperazioni a fini competitivi. Una cooperazione senza fini competitivi è rara e perciò nobile.


Solo ciò che è casuale è libero. Tutto il resto è soggetto a leggi o logiche non casuali, cioè predefinite. In tal senso il libero arbitrio è libero solo nella misura in cui è casuale, ovvero nelle sue componenti casuali.


Una cosa che rende difficile e dolorosa l’esistenza di un essere umano è la conflittualità dei suoi sentimenti: Amore e odio, attrazione e repulsione, desiderio e paura verso uno stesso oggetto, anche simultaneamente.


Quando si tratta di motivazioni, non credo a nessuno, nemmeno a me stesso.


Ogni causa è effetto di altre cause, e ogni effetto è causa di altri effetti.


Le nostre scelte sono il risultato di algoritmi, cioè di logiche, oppure sono casuali. La libertà intesa come non essere soggetti a vincoli è dunque un’illusione.


Dai bisogni scaturiscono le pulsioni, che ci “spingono” a fare determinate scelte. Ci si oppone ad una pulsione solo se interviene una pulsione contraria di maggior forza, per esempio una inibizione morale, ovvero la pausa di fare qualcosa per cui saremo puniti.


Il libero arbitrio non esiste, perché noi scegliamo necessariamente ciò che crediamo soddisfi più e meglio i nostri bisogni, ovvero ciò che più e meglio diminuisca i nostri dolori e aumenti i nostri piaceri.


Il saggio sa quando conviene guidare e quando lasciarsi guidare, quando dominare e quando servire, quando lavorare e quando riposare, quando cercare compagnia e quando la solitudine.


L’io è responsabile del proprio inconscio in quanto può curarlo mediante lo studio delle psicologie e la pratica di psicoterapie.


Non è la punizione divina che dobbiamo temere (perché Dio non punisce) ma quella del nostro super-io. Infatti, per lui il benessere della nostra comunità è più importante di quello della nostra persona.


Gli altri desiderano o si aspettano qualcosa da noi, e noi decidiamo chi contentare (o scontentare) e in quale misura. D’altra parte gli altri decidono se e in quale misura contentarci.


Chi sfida il suo super-io deve aspettarsi subdole, ostili e morbose reazioni messe in atto “a fin di bene” cioè per proteggere il soggetto dal rischio di essere espulso dalla comunità. Perciò lo sfidante dovrà essere vigile per riconoscere e respingere ogni tentativo da parte del super-io di boicottare la sua libertà.


Per l’inconscio essere diversi dagli altri è una colpa che prima o poi viene scoperta e punita.


Per l’inconscio è meglio condividere falsità che non condividere nulla.


Chi non si fa domande sul proprio libero arbitrio, non lo esercita.


Abbiamo un tale bisogno di interagire con altri esseri umani che se non riusciamo a farlo nella realtà lo facciamo con l’immaginazione.


Ogni essere umano ha, da una parte, bisogno dell’aiuto altrui e, dall’altra, la capacità di aiutare gli altri.


Il piacere sta nel fare, non nel fatto.


E’ difficile mentire agli altri senza mentire anche a se stessi. Per essere convincenti dobbiamo credere in ciò che diciamo agli altri, anche se si tratta di falsità. Infatti, se nella nostra mente coltivassimo due diverse versioni dei fatti, una vera a nostro uso e una falsa per gli altri, finiremmo per fare confusione tra di esse e rivelare inavvertitamente agli altri ciò che vogliamo tener loro nascosto, oppure per credere in alcune delle falsità che diciamo.


Credere che la propria famiglia, la propria comunità, la propria nazione siano migliori delle altre è uno degli errori più comuni e più stupidi in cui incorrono gli esseri umani.


Il male è doppiamente male quando è nascosto, ancor più quando viene fatto passare per bene.


A causa della sempre maggiore libertà di pensiero e di comportamento, e della conseguente diversificazione sociale, è sempre meno probabile che due persone siano tra loro compatibili. Di conseguenza la solitudine è sempre più diffusa.


Tutto ciò che facciamo e non facciamo, diciamo e non diciamo, pensiamo e non pensiamo, conosciamo e non conosciamo, sentiamo e non sentiamo, desideriamo e non desideriamo, ci qualifica socialmente.


I nostri pensieri sono influenzati da ciò che siamo, e ciò che siamo è influenzato dai nostri pensieri.


L’uomo è sempre occupato ad imitare qualcun altro, ma difficilmente lo ammette.


Ci sono due tipi di pazzie: quelle che tendono a inibire e quelle che tendono a liberare. Per il pazzo “inibito” la società è piena di persone senza freni morali, per il pazzo “liberato” essa è piena di persone represse.


La psicoterapia richiede tempi lunghi e molti esercizi, come per apprendere a suonare uno strumento musicale o a parlare una lingua straniera. Più si è avanti negli anni, più è difficile.


Una coppia è tanto più stabile quanto più c’è una dipendenza reciproca tale che ciascuna parte appartiene all’altra.


La creatività richiede una certa libertà di pensiero, cioè la capacità e il coraggio di connettere ogni idea con qualsiasi altra, in qualsiasi modo.


Io cosciente = sentimento + coscienza + volontà. Nessuna di queste tre entità servirebbe a qualcosa, né perciò avrebbe ragione di esistere, senza le altre due. Infatti, ciascuna di esse coopera con le altre per esercitare la sua funzione. L’io cosciente non è qualcosa di diverso o separato dalle altre tre entità, ma la loro somma.


Conoscere una cosa è possibile in due forme: esternamente e internamente. Nel primo caso si tratta di scoprire di quali sistemi la cosa fa parte e come interagisce con le altre parti di ciascuno di tali sistemi. Nel secondo caso si tratta di vedere la cosa come sistema essa stessa, ovvero come insieme di parti che interagiscono, e di individuare tali parti e le loro interazioni.


Niente e nessuno può essere padrone di ciò di cui è parte.


Gli esseri umani sono geneticamente quasi identici nelle loro strutture fisiologiche e mentali. Ciò che cambia sono soprattutto i contenuti delle strutture stesse, ovvero ciò che esse hanno “appreso” attraverso le esperienze.


A volte è più utile disimparare che imparare.


E’ più facile imparare che disimparare.


Il libero arbitrio (se esiste) è stancante, perciò non si può esercitare a lungo.


Interagire con gli altri è come un gioco di bambini. Si sceglie un gioco che tutti i giocatori conoscono e a cui hanno voglia di giocare, e si rispettano le relative regole, pena la “squalificazione”.


La coerenza costituisce una limitazione di libertà. La libertà di essere incoerenti.


Chi vince ha sempre ragione, chi ha ragione non sempre vince.


La religione si è quasi sempre arrogata il diritto esclusivo di amministrare la violenza e la sessualità.


 

L’uomo desidera una comune appartenenza rispetto agli altri, e per questo tende ad imitarli.


Il senso di colpa è la paura inconscia di essere esclusi dalla propria comunità interiorizzata a causa di un’infrazione delle sue regole.


Le crisi di identità sono in realtà crisi di appartenenza.


Essere significa appartenere.


L’appartenenza sociale è basata sull’imitazione e la riproduzione delle forme caratteristiche della comunità.


Nulla è irrazionale, perché ogni cosa, ogni comportamento ha le sue ragioni. Se qualcosa ci sembra irrazionale è perché non capiamo le sue ragioni a causa della nostra ignoranza o scarsa intelligenza.


Non solo la maggior parte della gente non mette in discussione il proprio comportamento e non si fa domande sulla propria natura, ma vede con sospetto o ostilità chi fa tali cose.


Siamo sistemi che interagiscono secondo programmi che possiamo parzialmente modificare.


La felicità non è la libertà dai bisogni, ma avere bisogni e la possibilità di soddisfarli.


È difficile affrontare utilmente (e ancor più risolvere) i problemi sociali se tra gli interessati non c’è un minimo accordo sulla natura umana, ovvero sulla struttura e il funzionamento dell’essere umano in generale.


Per migliorare il mondo bisogna migliorare la psicologia.


Si può essere schiavi del bisogno di libertà.


L’importante è capire cosa è importante.


Così come l’organismo distrugge i neuroni inutilizzati, la psiche rimuove i bisogni la cui continua frustrazione è eccessivamente dolorosa.


L’uomo ha una tale paura della mancanza di senso che tende a dare un senso anche a ciò che non lo ha e, dovendo inventare un senso che non esiste, inventa quello per lui più confortevole. Questa è la forma più diffusa di inganno e autoinganno.


Una madre non nutre i suoi piccoli perché li ama, ma perché ha bisogno di nutrirli e, come per tutti i bisogni, prova piacere quando lo può soddisfare e dolore quando non può. Quello che spesso viene chiamato amore non è che un bisogno, innato o acquisito.


Il paziente impaziente è un cattivo paziente.


L’empatia è inversamente proporzionale alla distanza.


L’io cosciente è progressista, ma l’inconscio è conservatore.


Non esiste il vero e il falso, il buono e il cattivo, ma il soddisfacente e l’insoddisfacente.


Non siamo mai mentalmente soli perché anche nella solitudine la nostra mente si prepara ai prossimi incontri o scontri con gli altri. Tutto si fa per gli altri, con loro, per servirci di loro o difenderci da loro.


Ogni forma di vita è una strategia di riproduzione.


Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.