Autogoverno

Governare significa dirigere, guidare, pilotare, controllare, comandare, accudire, sorvegliare, custodire, nutrire, qualcosa o qualcuno; autogoverno significa governare se stessi. A pensarci bene, l’autogoverno è un’assurdità. Come può infatti una cosa governare se stessa? Il governare presuppone un oggetto del governo, cioè un’entità governata. Nel caso dell’autogoverno una stessa cosa sarebbe al tempo stesso governante e governata. Un’assurdità, a meno che non dividiamo la persona interessata all’autogoverno in due entità distinte: una che governa e una che è governata dall’altra.

Se la parte governante dell’essere umano è l’io cosciente, allora la parte governata è il resto del corpo. Ma la faccenda di complica in quanto l’io cosciente, che nel seguito chiameremo semplicemente “io” dipende dal resto del corpo, che nel seguito chiameremo semplicemente “me”.

Dunque, come può una certa entità governarne un’altra da cui essa dipende per la sua vita e il suo funzionamento? Infatti l’io, per governare, ha bisogno di informazioni e di energia che gli provengono dal me. Anzi, possiamo dire che l’io non può in nessun modo percepire il mondo direttamente e da solo, ma solo attraverso le informazioni che gli fornisce il me, e può prendere le sue decisioni solo sulla base di esse. Infatti, senza il me, l’io non potrebbe esistere, né funzionare, né conoscere il mondo.

Possiamo dunque affermare che la volontà dell’io non sia una causa prima, ma la conseguenza di altre volontà che risiedono nella parte inconsapevole e involontaria del corpo. In altre parole, la volontà è voluta da altre volontà diverse da se stessa e situate altrove.

Per quanto sopra, si potrebbe capovolgere la situazione e affermare che sia il me a governare l’io.

Io suppongo tuttavia che entrambe le ipotesi siano vere, cioè che al tempo stesso il me governi l’io e l’io governi il me, ciascuno con le sue modalità e i suoi limiti. Possiamo perciò ipotizzare un autogoverno bidirezionale e giocare con le parole affermando che la volontà è involontaria.

D’altra parte, se è vero che l’io cosciente sia uno sviluppo evoluzionisticamente più recente rispetto al resto del corpo, allora possiamo supporre che esso abbia una funzione di servizio più che di comando, ovvero che esso comandi il corpo solo per servirlo, ovvero per soddisfare i bisogni di questo nel modo più efficace ed efficiente possibile, e non dovrebbe avere altre motivazioni.

L’autogoverno da parte dell’io cosciente può essere considerato come esercizio del libero arbitrio (vedi il capitolo omonimo). Infatti chiedersi se il libero arbitrio sia possibile equivale a chiedersi se lo sia l’autogoverno; inoltre, per gli stessi motivi per cui conviene credere che il il libero arbitrio sia possibile, conviene credere che anche l’autogoverno lo sia.

Prima di procedere con le nostre riflessioni è bene distinguere due tipi di autogoverno: quello inconsapevole e quello consapevole. Il primo è ciò che avviene normalmente, mentre il secondo è piuttosto raro perché richiede capacità intellettuali e conoscenze psicologiche o filosofiche che pochi possiedono. Potremmo chiamare l’autogoverno consapevole “meta-autogoverno”, intendendo un autogoverno che è consapevole di se stesso.

Nel seguito di questo capitolo, per “autogoverno” intenderemo il governo consapevole che ha per soggetto l’io e per oggetto il me, e che viene esercitato sulla base di informazioni che il me invia all’io e di cui questo può essere più o meno consapevole.

Io cosciente e autogoverno

L’attività più importante ed alta dell’io cosciente è l’autogoverno, cioè il governo, al livello organizzativo più alto, dell’organismo di cui è parte. Tuttavia l’io cosciente non può esistere né operare autonomamente in quanto la sua vita e la sua operatività dipendono totalmente da quella dell’organismo che esso è chiamato a governare. Ci sono infatti buoni motivi per ritenere che l’io cosciente nasca con l’organismo e muoia con esso. In altre parole, direi che esso è emerso filogeneticamente nell’organismo per dirigere intelligentemente il suo comportamento di alto livello, e ha motivo e ragione di esistere solo nella misura in cui riesce a svolgere efficacemente tale funzione. Vale a dire che l’io cosciente è al servizio dell’organismo, e non viceversa, anche se l’io cosciente è in grado di comandare alcune parti dell’organismo a cui appartiene, cioè i muscoli volontari.

Dato che i bisogni e i desideri di un individuo possono essere, anzi sono normalmente, conflittuali, un importante compito dell’io cosciente, e scopo dell’autogoverno, è quello di conciliare motivazioni contrastanti, cioè trovare soluzioni di compromesso in modo da soddisfare, per quanto possibile, prima o poi, tutte le esigenze. In tal senso, l’autogoverno comporta anche il decidere quali bisogni bisogni e desideri assecondare e quali frustrare, e fino a quando.

Governando se stesso attraverso l’io cosciente, un individuo può, entro certi limiti ed in una certa misura, governare anche gli altri e l’ambiente che lo circonda. Perciò, per poter governare il più efficacemente possibile il mondo esterno (compresi gli altri), bisogna saper governare se stessi in modo efficace.

Perché, quando e quanto autogovernarsi?

L’autogoverno serve a soddisfare meglio i bisogni propri e altrui, superando i limiti imposti dall’inconscio all’io cosciente e svelando i suoi autoinganni e le sue rimozioni.

Prima di autogovernarsi è opportuno chiedersi se sia opportuno farlo. La domanda ha senso in quanto l’autogoverno è faticoso, a volte sgradevole, e comunque non privo di rischi. E’ faticoso perché consiste nel resistere alla tendenza a comportarci in modo abituale, sgradevole in quanto difficile e a volte frustrante, e rischioso in quanto ci porta a comportarci in modo non abituale, quindi potenzialmente pericoloso, specialmente per quanto riguarda le nostre relazioni sociali. Non sappiamo infatti come il nostro comportamento autocontrollato potrebbe essere percepito e giudicato dagli altri (per esempio come una stranezza, una minaccia, un indizio di disturbo mentale ecc.).

Autogovernarsi conviene dunque solo se e finché offre dei vantaggi che possano compensare gli inconvenienti sopra descritti. I principali vantaggi dell’autogoverno possono essere così riassunti:

  • sostituire automatismi che si sono rivelati improduttivi o controproducenti, con altri più soddisfacenti per i bisogni propri e altrui;
  • evitare errori di percezione, autoinganni e illusioni che possono condurci a prendere decisioni sbagliate;
  • affrontare i problemi in modo più efficace e intelligente;
  • conoscere meglio i propri bisogni attraverso l’analisi dei propri sentimenti, e soddisfarli in modi più mirati;
  • contrastare autocensure e sensi di colpa ingiustificati.

Nel dubbio se autogovernarsi o no, è bene dunque soppesare i vantaggi e gli svantaggi del farlo e del non farlo in un dato momento. Intendo dire che autogovernarsi è una cosa buona se fatta al momento opportuno, altrimenti potrebbe essere controproducente. Si tratta dunque di stabilire quando è il momento giusto per farlo, e per quanto tempo.

In ogni caso, l’autogoverno non può essere praticato troppo a lungo in quanto è fonte di stress emotivo e stanchezza mentale, specialmente per chi non vi è abituato. Un eccesso di autogoverno potrebbe infatti causare disagi psichici di durata più o meno lunga (di questo ho esperienza personale). Pertanto, come parte dello stesso autogoverno, è necessario capire quando è opportuno cominciarlo e quando sospenderlo. Si tratta quindi anche di riconoscere un particolare tipo di stress “da autogoverno” distinguendolo da altri tipi di stress.

Per praticare l’autogoverno occorre disporre di sufficiente tempo libero, di un luogo tranquillo dove poter riflettere indisturbati e della possibilità di scrivere. Infatti è molto difficile autogovernarsi in presenza di altre persone, di distrazioni o di stimoli intensi.

Procedura di autogoverno, interazioni

Fare una cosa (qualsiasi cosa) equivale ad interagire con qualcosa e/o qualcuno. Perciò l’autogoverno deve essere sempre focalizzato sulle interazioni tra il soggetto e il resto del mondo, o tra l’io e l’inconscio.

Nella interazione tra due o più entità, ogni transazione può avere certe proprietà come le seguenti:

  • Cause, necessità
  • Casualità
  • Intenzioni, finalità
  • Contesti, ruoli, regole, linguaggi, forme
  • Significati, messaggi
  • Energie, masse, informazioni
  • Effetti, cambiamenti prodotti
  • Obiettivi e desideri per l’emittente e per il ricevente

In generale, la transazione può costituire una richiesta o la soddisfazione (ovvero esaudimento) di una richiesta.

Nell’autogoverno occorre considerare tutti gli aspetti sopra descritti, per quanto possibile.

Per praticare l’autogoverno è consigliabile usare liste e questionari che ci suggeriscono a cosa rivolgere la nostra attenzione, a cosa pensare, quali domande porci e cosa fare. Senza tali strumenti l’autogoverno è molto più faticoso perché deve fare affidamento solo sulla propria memoria, la quale è manipolata dall’inconscio. Questo, infatti, non ama essere governato dall’io cosciente e cerca di resistere ai tentativi di questo in tal senso.

La procedura di autogoverno che io raccomando consiste nel rispondere alle seguenti domande:

  • Domande preliminari
    • Ci sono le condizioni per praticare l’autogoverno? (tranquillità, privacy, non stanchezza, non ansia, tempo libero sufficiente ecc.); se la risposta è no, rimandare a un momento più adatto.. 
    • Per soddisfare quali bisogni e desideri potrei / vorrei / dovrei interagire? Vedi il capitolo Bisogni, desideri, motivazioni.
    • Si tratta di bisogni, desideri e motivazioni sani? Se la risposta è no, tornare al punto precedente.
    • Per quali motivi tali bisogni e desideri non sono già soddisfatti? Cosa me lo ha impedito o me lo impedisce? (Identificare eventuali conflitti e incompatibilità, bisogni antagonisti, impossibilità, ansie, paure, sensi di colpa, rischi, contrarietà da parte di qualcuno, incapacità, autocensure, illusioni, ingenuità, autoinganni ecc.).
    • Su quali risorse mentali, culturali, intellettuali, materiali, economiche, sociali ecc.  posso contare per soddisfare i miei bisogni e desideri?
    • Quali sono i miei limiti e le mie incapacità di cui devo sempre tener conto?
    • Quali inconvenienti e rischi devo considerare nelle possibili interazioni?
    • Da chi mi conviene farmi consigliare o guidare?
    • Cosa mi conviene cambiare e cosa mantenere nelle mie relazioni con gli altri e col resto del mondo?
  • Domande principali
  • Domanda conclusiva: quali interazioni, con chi/cosa e in quali contesti ho deciso di praticare qui ed ora, e nell’immediato futuro?

Le liste sopra indicate costituiscono dei menù utili per decidere cosa fare. Ovviamente tale decisione può essere presa senza bisogno di alcuna lista, ma grazie ad esse la scelta può essere più razionale ed efficace, in quanto le liste suggeriscono opzioni alle quali il soggetto potrebbe non aver pensato. 

Prima e durante la procedura può essere utile tentare di rispondere mentalmente alle domande contenute nel Questionario preliminare per l’autogoverno. Tali domande servono a contrastare eventuali resistenze e boicottaggi da parte dell’inconscio alla pratica dell’autogoverno, e a superare l’eventuale ansia.