Conflitti e sinergie tra bisogni – Origine dei disturbi mentali

Evoluzione dei bisogni

Mentre ogni gene ha un unico bisogno, quello di riprodursi, un organismo ha una grande quantità e varietà di bisogni: almeno uno per ogni suo organo, anzi, per ogni sua cellula. L’evoluzione dalla cellula eucariota agli organismi complessi ha infatti comportato una moltiplicazione dei bisogni in ogni nuova specie. In altre parole, quanto più un organismo è complesso, tanto più numerosi e diversi sono i suoi bisogni.

La maggior parte dei bisogni di un organismo viene soddisfatta in modo automatico e inconscio mediante processi omeostatici. Per esempio il mantenimento di una certa dose di glicemia nel sangue viene regolato automaticamente dal comportamento del pancreas. Altri bisogni possono essere soddisfatti attraverso logiche di comportamento più complesse che possono richiedere l’intervento di più organi. 

Possiamo supporre che la mente sia un dispositivo che serve a soddisfare i bisogni dell’organismo (o dell’organo) che lo ospita, mediante l’esecuzione di logiche cibernetiche. Di conseguenza, possiamo ipotizzare che ogni processo omeostatico sia governato da una mente, quantunque semplice, e che ogni cellula ne possieda almeno una, la quale opera autonomamente e indipendentemente da quella centrale dell’organismo situata (presumibilmente) nel cervello.

L’uomo è quasi certamente l’essere più complesso che esista in natura e, in quanto tale, quello che ha la maggior quantità e varietà di bisogni (ovvero motivazioni in senso lato). Possiamo dunque dire che l’uomo sia l’animale più bisognoso. Ma quello che rende la vita umana molto più problematica rispetto a quella degli altri animali è la conflittualità dei suoi bisogni, nel senso che la soddisfazione di uno di essi spesso comporta la frustrazione di certi altri.

Consideriamo a tale proposito le classi di bisogni umani definite nel capitolo precedente. I bisogni più importanti sono quelli biologici in quanto da essi dipende direttamente la sopravvivenza dell’individuo e la conservazione della sua specie. Subito dopo, in ordine di importanza, ci sono, a mio parere, i bisogni di comunità. Infatti l’uomo è fisicamente così debole e così scarsamente equipaggiato rispetto agli altri animali, che per sopravvivere ha un assoluto bisogno della cooperazione altrui. Nessun umano può, infatti, sopravvivere senza scambiare beni e/o servizi con altri umani, cioè senza il sostegno altrui, specialmente durante il periodo che precede la maturità sessuale, che è quello più lungo di qualunque altra specie animale.

L’allevamento e la protezione della prole, l’organizzazione delle attività venatorie e agricole, la difesa contro gli animali pericolosi, lo scambio di merci ecc. rendono indispensabile far parte di almeno una comunità di individui legati tra loro da impegni di collaborazione e di reciproco aiuto e soccorso, oltre che dalla condivisione di conoscenze e risorse materiali.

Antitesi tra bisogni di comunità e bisogni di libertà

Con riferimento alle classi di bisogni descritte nel capitolo Bisogni, desideri, motivazioni, dopo i bisogni biologici e quelli di comunità, in ordine di importanza ci sono, a mio parere, i bisogni di libertà

Il guaio è che far parte di una comunità, ovvero interagire con altre persone, richiede il rispetto di certe regole in termini di obblighi e divieti, il che comporta una limitazione della libertà degli interattori. Di conseguenza, si può affermare che i bisogni di comunità e quelli di libertà siano antitetici. In altre parole, quanto più si è integrati in una comunità, tanto meno si è liberi, e, viceversa, tanto più si è liberi, tanto meno si è integrati in una comunità. Questo è vero (da un punto di vista logico) anche nel caso in cui la limitazione della libertà non è percepita come tale o non è sgradita.

Le interazioni umane implicano l’assunzione di ruoli complementari temporanei o permanenti, come quello di fornitore e quello di fruitore di servizi.

Ovviamente i ruoli di fornitore e quello di fruitore possono essere sovrapposti e invertibili, nel senso che una persona A può essere fornitore rispetto ad una persona B e fruitore rispetto ad una persona C;  oppure tra due persone A e B, in un certo momento A può assumere il ruolo di fornitore e B quello di fruitore, e in un momento successivo i ruoli possono essere invertiti. Altri casi sono quelli del baratto e delle transazioni commerciali.

Ovviamente, i ruoli di fornitore e di fruitore tra due persone possono essere assunti pacificamente o mediante una violenza (esercitata o minacciata). Esiste dunque sempre il rischio, nelle interazioni tra due persone, che uno dei due eserciti violenza verso l’altro, il che può dar luogo ad una risposta di sottomissione o di violenza difensiva.

Il rapporto di fornitura-fruizione, o di dominazione-sottomissione, può essere stabilito (pacificamente o violentemente) non solo tra due persone, ma anche tra due comunità. Se i ruoli complementari non vengono accettati (volenti o nolenti) dalle parti interessate, ci sono due possibili esiti: la separazione (o allontanamento) delle parti, oppure una guerra. Dal momento che il rapporto fornitorefruitore serve a soddisfare dei bisogni del fruitore, possiamo dire che le guerre nascono da conflitti tra i bisogni di una parte e quelli dell’altra, laddove non si trovino soluzioni per la soddisfazione di entrambi.

Funzioni dei bisogni di potenza, di conoscenza e di bellezza

Subito dopo i bisogni di libertà, in ordine di importanza, a mio parere, ci sono i bisogni di potenza.

Questi servono da una parte a difendersi da eventuali violenze da parte degli altri (sia all’interno che all’esterno delle comunità di appartenenza), dall’altra ad avere maggiore forza contrattuale nella negoziazione delle relazioni fornitore-fruitore e nella scelta dei partner.

Più in generale, la potenza di cui un individuo ha bisogno serve a facilitare la soddisfazione di tutti gli altri bisogni (cioè di quelli biologici, di comunità, di conoscenza e di bellezza).

Subito dopo i bisogni di potenza, in ordine di importanza, a mio parere ci sono i bisogni di conoscenza.

Questi servono a facilitare soprattutto la soddisfazione dei bisogni di potenza, ma anche quella di tutti gli altri bisogni, direttamente o attraverso la potenza guadagnata mediante la conoscenza. Grazie alla conoscenza, infatti, l’individuo sa come muoversi, sa come vincere nella competizione, sa dove trovare o come produrre le risorse (materiali, informative e umane) di cui ha bisogno, ecc. 

All’ultimo posto in ordine di importanza nelle classi di bisogni, a mio parere, sono da porre i bisogni di bellezza. La bellezza, infatti, non è essenziale per la sopravvivenza, né per l’integrazione sociale, tuttavia costituisce un fattore competitivo nella riproduzione sessuale (dato che a parità di condizioni un individuo preferisce accoppiarsi con il partner più attraente), e un fattore di orientamento e selezione nella ricerca della soddisfazione di tutti gli altri bisogni. Infatti, a parità di condizioni, un individuo preferisce l’opzione più “bella”, e la bellezza è spesso legata alla salute, all’efficienza e all’armonia in senso ecologico. In altre parole, la bellezza coincide spesso con la bontà nel senso che le relazioni buone sono il più delle volte anche belle. In tal senso, la ricerca del bello ci induce a fare le scelte migliori nelle interazioni con l’ambiente naturale e con quello sociale.

Conflitti esterni vs. interni, doppi vincoli, origine dei disturbi mentali

I conflitti tra bisogni possono essere esterni o interni. Quelli esterni riguardano l’incompatibilità tra uno o più bisogni di un individuo e quelli altrui. Per esempio, in una situazione di scarsità di risorse, la soddisfazione di una persona potrebbe comportare la frustrazione di un’altra. Concetti come egoismo e altruismo, cooperazione e competizione, riguardano i conflitti esterni, laddove uno è tanto più egoista e tanto più competitore quanto più privilegia la soddisfazione dei bisogni propri rispetto a quelli altrui.

Per conflitto interno intendo il conflitto (conscio o inconscio) tra due bisogni antitetici presenti in un individuo. Per esempio, il conflitto tra il desiderio di avventura e la paura dei pericoli che essa comporta, oppure il conflitto tra il desiderio di mangiare e la paura di ingrassare.

I conflitti interni possono tuttavia riguardare altre persone, come spesso avviene.

Per esempio, un soggetto desidera fortemente frequentare una persona che non piace al proprio partner. La soddisfazione di quel desiderio potrebbe comportare la rottura della relazione col partner, ma il soggetto non vuole rinunciare a tale relazione. Entrambe le opzioni (rinunciare a frequentare la persona desiderata oppure rinunciare alla relazione col partner) sono dolorose. Se una delle due opzioni fosse decisamente più dolorosa, il soggetto opterebbe per quella che lo è di meno. Ma se le due opzioni sono ugualmente molto dolorose, il soggetto si trova in una situazione di stallo e sofferenza che corrisponde al “doppio vincolo” teorizzato da Gregory Bateson e allo “squilibrio cognitivo” teorizzato da Fritz Heider.

La mente del soggetto, infatti, volendo evitare il dolore che qualunque delle due scelte comporterebbe, decide (consciamente o inconsciamente) di non scegliere, si immobilizza e finisce per rimuovere il desiderio verso entrambe le persone, oppure finisce per sviluppare due opposte personalità, una favorevole alla prima persona, l’altra favorevole alla seconda; personalità incompatibili che si alternano nel tempo alla guida della persona.

Per Gregory Bateson il doppio vincolo (inteso come percezione di pressioni sociali contrastanti) è la principale causa della schizofrenia. Nell’esempio fornito da Bateson, una mamma rimprovera il bambino di non essere abbastanza affettuoso verso di lei, ma quando il bambino le si avvicina, lei lo respinge. Il bambino è dunque combattuto tra il bisogno di intimità con la madre, e la paura di essere da lei punito in quanto sgradito.

Per Luigi Anepeta il conflitto irrisolto tra il bisogno di appartenenza e il bisogno di individuazione (in cui uno dei due bisogni viene rimosso in senso psicoanalitico) è la causa di quasi tutti i disturbi mentali. Nella sua Teoria strutturale dialettica, Anepeta teorizza  un conflitto strutturale, permanente, tra il super-io e ciò che egli chiama l’io antitetico, che rappresenta quelli che io ho definito bisogni di libertà. Sia il super-io che l’io antitetico non si lasciano mai sopraffare completamente e, se messi alle strette, esercitano pressioni sull’io cosciente causando disturbi mentali come depressione, attacchi di panico, sintomi psicosomatici o psicopatie gravi.

Possiamo dunque ritenere che la natura, oltre ad averci dotato di bisogni per garantire la nostra sopravvivenza, ci ha anche dotato di meccanismi come il dolore e i disturbi mentali (psichici e psicosomatici) che costituiscono proteste, difese o rappresaglie inconsce contro la frustrazione e l’inibizione dei bisogni causata da pressioni sociali esterne o dal soggetto stesso.

Per concludere, ritengo che la presenza di un disturbo mentale o di una sofferenza esistenziale sia quasi sempre il sintomo di qualche conflitto tra bisogni, della frustrazione di un bisogno o del tentativo di inibirlo o di rimuoverlo. Ritengo inoltre che tale idea dovrebbe costituire l’asse portante di ogni psicoterapia e di ogni ricerca di miglioramento del proprio benessere psicofisico.