Significato, metodo e limiti della conoscenza

Dato che la Psicologia dei bisogni mira a fornire conoscenze sulla natura umana, ritengo necessario dire qualcosa sul significato del temine conoscenza, sui modi in cui una conoscenza può essere acquisita e sui limiti della conoscenza stessa, ovvero su cosa (e quanto) possiamo e non possiamo conoscere.

Per definire e spiegare il significato di conoscere, penso non vi sia modo migliore che ricorrere alla metafora della mappa e del territorio. Infatti, una mappa esprime una certa conoscenza del relativo territorio, tuttavia “la mappa non è il territorio” (frase coniata da Alfred Korzybski e citata più volte da Gregory Bateson e da altri autori).

Non dobbiamo mai dimenticare che la conoscenza, o “mappa”, di una realtà riguarda solo alcuni suoi aspetti, che hanno un particolare interesse per chi la usa (ad esempio una mappa “fisica” è diversa da una “politica”). Inoltre una conoscenza, come una mappa, può essere più o meno dettagliata e complessa. Tuttavia, è evidente che la realtà è infinitamente più complessa di qualsiasi mappa o descrizione che la rappresenti.

Una conoscenza può essere acquisita attraverso una diretta esperienza di un “territorio” (è il caso di chi disegna una mappa ex novo), oppure copiando una mappa preesistente disegnata da altri.

In una “mappa” ci sono disegni e parole. I disegni sono immagini che riproducono in modo più o meno fedele e più o meno dettagliato forme reali, mentre le parole hanno un significato definito in qualche vocabolario. Attraverso le parole noi associamo a particolari punti della mappa nomi propri e nomi comuni con significati particolari, che costituiscono astrazioni di oggetti e caratteristiche reali. 

Quando osserviamo una mappa o la ricordiamo, “immaginiamo” il territorio che essa rappresenta. Tuttavia un disegno non è la cosa disegnata e una parola non è la cosa evocata. Di conseguenza, ciò che conosciamo non è la cosa che crediamo di conoscere, ma una sua riduzione e trasformazione, a partire da una percezione diretta o da una “narrazione” fornita da qualcun altro. Perciò ogni mappa è soggettiva in quanto offre una rappresentazione parziale e arbitraria di una realtà e fornisce informazioni non assolute, ma relative a certi scopi.

Anche la conoscenza di una realtà è pertanto sempre soggettiva, in quanto dipende dalla scelta personale degli oggetti da rappresentare nella “mappa” e dai relativi scopi, ovvero dall’utilizzo a cui essa è destinata.

Se non vogliamo continuare ad usare inconsapevolmente e acriticamente “mappe” della realtà disegnate soggettivamente da altre persone (che spesso nemmeno conosciamo), dovremmo cominciare a farci qualche domanda sulle mappe stesse, ed eventualmente a disegnare consapevolmente nuove mappe che meglio rispondano a scopi e criteri da noi stessi definiti.

La domanda fondamentale riguarda quali oggetti la mappa dovrebbe rappresentare, e a quale livello di dettaglio, dal momento che una mappa non può rappresentare tutto.

Una volta scelti i tipi di oggetti da rappresentare e il loro livello di dettaglio, occorre decidere come qualificare i diversi oggetti, ovvero quali nomi (propri o comuni) associare ad ognuno di essi, per esprimere la loro identità e le loro “proprietà” (cioè qualità, caratteristiche, funzioni ecc.), a partire da un vocabolario che includa tutte le possibili proprietà che un oggetto può avere.

Dopo aver rappresentato certi oggetti (costituenti una certa realtà) e aver associato ad ogni oggetto certe “proprietà”, è importante indicare nella mappa le “relazioni” tra gli oggetti stessi, ovvero quale oggetto è collegato con quale altro e come essi interagiscono, ovvero cosa si scambiano in termini di informazioni, energie e/o sostanze.

Questa fase della “conoscenza” è importantissima perché, come ci ha insegnato Gregory Bateson, non possiamo conoscere le cose in sé, ma solo le relazioni tra di esse. Infatti, le “proprietà” di un oggetto non sono altro che una descrizione delle sue capacità e modalità di interazione con altri oggetti.

Una certa “mappa” di una certa “realtà” costituisce un “contesto” nel quale avvengono certi eventi. Questi possono essere oggetto di conoscenza in quanto cause di “cambiamenti” nel contesto stesso.

Infatti, mentre la metafora della mappa e del territorio corrisponde alla conoscenza di realtà “statiche”, per dare conto della conoscenza di realtà “dinamiche” occorre un’altra metafora. A tale scopo credo che non vi sia metafora migliore di quella di un computer (ovvero di un sistema cibernetico) che si comporta secondo un insieme di “logiche” chiamate anche software, programmi o algoritmi.

Un sistema cibernetico è caratterizzato da un’interfaccia esterna attraverso la quale vengono scambiate informazioni in entrata (input) e uscita (output). La logica del sistema definisce come il sistema stesso debba reagire a certi input, ovvero quali output deve generare a fronte di certi input. Possiamo in tal senso considerare gli input come “cause” e gli output come “effetti”.

Possiamo a questo punto parlare di due tipi di conoscenza:

  •  una conoscenza “associativa”, che mira a creare una mappa di una realtà, costituita da associazioni (o accostamenti) spaziali e/o temporali tra fenomeni;
  • una conoscenza “causale”, che mira a stabilire delle relazioni “logiche” di causa-effetto tra eventi generati dagli oggetti presenti nella mappa associativa di riferimento.

Così come una “mappa” rappresenta solo una minima parte di una realtà associativa, una logica (o “ragionamento”), rappresenta solo una minima parte di una realtà causale, ovvero una delle infinite logiche che determinano i comportamenti degli oggetti in gioco.

A ciò va aggiunto il fatto che ogni entità (ovvero oggetto fisico o logico) è parte di un’entità di livello superiore e costituita da entità di livello inferiore, per cui conoscere un’entità (ad un certo livello) richiede la conoscenza dell’entità (o delle entità) di cui esso è parte, e delle entità che lo compongono. In tal senso la conoscenza di un’entità richiede la sua “divisione” in entità di livello inferiore. L’etimologia latina del termine “ragione” (nel senso della razionalità) equivale infatti a “divisione”. Si potrebbe dunque dire che per comprendere qualunque cosa occorre prima dividerla in parti da ricomporre successivamente osservando le relazioni presenti tra loro.

Le conoscenze fornite nei prossimi capitoli consistono in “mappe” e “logiche” che rappresentano gli “oggetti” contenuti nella mente e le relazioni tra tali oggetti e quelli esterni.

Tali conoscenze non pretendono di essere complete né oggettive. Sono infatti il risultato della mia scelta di ciò che è più importante da considerare ai fini di questo libro. Sono tuttavia consapevole di poter rappresentare solo una piccola parte della complessa realtà della natura in generale e di quella umana in particolare.

Prossimo capitolo: Vita, informazione, cibernetica.