Sentimenti ed emozioni, piacere e dolore

Differenze tra sentimento ed emozione

Sentimento ed emozione, pur essendo concetti diversi, sono spesso usati come sinonimi, cosa che anche io faccio spesso per semplificare ciò che scrivo. 

Da quanto ho appreso, per distinguere le emozioni dai sentimenti si possono seguire criteri come i seguenti:

  • Le emozioni sono visibili dall’esterno, pubbliche, mentre i sentimenti sono interni, privati.
  • Le emozioni sono di breve durata, mentre i sentimenti durano molto di più.
  • Le emozioni sono generalmente variabili, i sentimenti più stabili.
  • I sentimenti sono esperienze soggettive di emozioni.
  • La caratteristica principale dei sentimenti è l’affetto, termine col quale s’intende la consapevolezza del piacere o del dolore, o del carattere piacevole o spiacevole dell’oggetto dell’emozione.
  • I sentimenti sono rappresentazioni coscienti di emozioni passate (ricordi di emozioni), presenti (emozioni attuali) o future (aspettative di emozioni).
  • I sentimenti sono esperienze emotive deboli, prive di impulso all’azione e di turbamento fisico.

A tal proposito l’Enciclopedia Treccani recita:

“Emozioni e sentimenti si manifestano come degli stati di attivazione psicologica e fisiologica, in risposta ad un cambiamento nel proprio ambiente fisico, sociale o mentale. Secondo i neuroscienziati, le emozioni possono essere descritte come l’insieme delle risposte pubblicamente osservabili, in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a determinate immagini mentali; i sentimenti invece si riferiscono all’esperienza da parte dell’individuo di tali cambiamenti, quindi all’esperienza privata delle emozioni. Inoltre le emozioni, in quanto manifestazioni “pubbliche” sono degli stati di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.”

Da quanto sopra deduco che emozioni e sentimenti siano fatti della stessa sostanza che si manifesta in forme, durate e intensità diverse. In altre parole, un’emozione è un sentimento piuttosto forte, evidente e duraturo.

Pertanto io uso i termini sentimento ed emozione come sinonimi, lasciando al lettore, in base al contesto, il compito di valutare se si tratta di emozioni o di sentimenti propriamente detti.

Attivazione dei sentimenti

I sentimenti non vengono sentiti casualmente, ma sono attivati da particolari percezioni provenienti dall’esterno o dall’interno. Per esempio, assistere ad una scena di violenza può suscitare sentimenti di paura o di aggressività. D’altra parte, il pensare ad un certo evento gradevole o sgradevole passato o incombente può suscitare sentimenti ugualmente gradevoli o sgradevoli.

Dato che assistere ad una stesso evento o ricordarlo può suscitare sentimenti diversi da persona a persona, dobbiamo supporre che l’attivazione dei sentimenti dipenda dalla particolare relazione tra l’evento percepito e qualcosa che è associato al quel particolare tipo di evento nella memoria del soggetto.

A tal proposito ipotizzo l’esistenza di una “mappa cognitivo-emotivo-motiva” che la mente usa per riconoscere il tipo di evento e suscitare sentimenti associati a tale tipo, oltre ad eventuali motivazioni particolari, ovvero a certe richieste di azione.

Alla “mappa cognitivo-emotivo-motiva” è dedicato un apposito capitolo di questo libro.

I sentimenti come forme di piacere e dolore

A mio parere, i sentimenti sono sempre espressioni di piacere e/o dolore, ovvero hanno sempre una connotazione (palese, implicita o nascosta) di pathos gradevole o sgradevole. 

Prendiamo, ad esempio, la seguente lista di comuni sentimenti (o emozioni): gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto, simpatia, empatia, attrazione, repulsione, sicurezza, insicurezza, amore, sottomissione, confusione, ammirazione, disapprovazione, rimorso, sdegno, aggressività, ottimismo, pessimismo, fiducia, sfiducia, interesse, disinteresse, estasi, preoccupazione, solitudine, smarrimento, eccitazione, stanchezza, disappunto, delusione ecc. 

Non è difficile associare ad ognuno dei suddetti termini una connotazione più o meno forte di piacere o dolore. In altre parole, secondo me, i sentimenti sono le forme con cui il piacere e il dolore si manifestano, in associazione con qualche bisogno o rigetto soddisfatto o insoddisfatto.

A cosa servono i sentimenti – Bisogni e sentimenti

I sentimenti sono presumibilmente emersi casualmente durante l’evoluzione della specie umana (e forse anche di altre specie animali) e sono rimasti nel nostro DNA perché hanno una funzione adattiva, ovvero favoriscono la sopravvivenza dell’individuo e la riproduzione della sua specie. A mio parere la comparsa dei sentimenti è legata a quella della coscienza. Anzi, direi che i sentimenti sono una componente della coscienza stessa. A cosa servirebbe infatti  la coscienza se non fosse legata ai sentimenti? 

I sentimenti sono degli indicatori di cosa è buono o cattivo per noi e, se siamo empatici, anche di cosa è buono o cattivo per gli altri. E’ proprio sulla base di tali indicatori che le restanti funzioni della coscienza (quella cognitiva e quella motiva) possono svolgere le loro funzioni, che sono, rispettivamente, quella di imparare a conoscere le cause del dolore e quelle del piacere, e quella di motivare la persona ad evitare il primo e a cercare il secondo. In altre parole, ritengo che se non ci fossero i sentimenti non ci sarebbero nemmeno le cognizioni né le motivazioni.

Come ho detto altrove, a mio parere il piacere e il dolore sono associati rispettivamente alla soddisfazione e alla frustrazione di bisogni. Per essere più precisi, ci sono bisogni che provocano piacere quando sono soddisfatti e altri che provocano dolore se non sono soddisfatti. In altre parole, la soddisfazione di un bisogno può causare piacere o la cessazione di un dolore.

Senza la suddetta correlazione tra sentimenti e bisogni non saprei spiegare l’esistenza, cioè la ragion d’essere, di entrambi. Infatti, se non ci fosse alcuna relazione tra sentimenti e bisogni, i primi non ci aiuterebbero a soddisfare i secondi e la nostra specie sarebbe già estinta. Pertanto ritengo che, escludendo le narrazioni religiose, la definizione del bene e del male, e quindi la morale e l’etica,  possano essere fondate solo sulla  soddisfazione o frustrazione dei bisogni e il conseguente piacere e dolore.

Di conseguenza, possiamo supporre che i sentimenti siano i messaggi con cui il corpo ci informa sulla soddisfazione o frustrazione dei nostri bisogni, affinché noi possiamo capire ciò che li soddisfa e ciò che li frustra, in modo da adattare il nostro comportamento alle esigenze del nostro organismo e salvaguardare in tal modo la nostra salute fisica e mentale, oltre che la conservazione della nostra specie.

Si potrebbe dunque dire che la natura usi il piacere e il dolore per obbligarci a fare ciò che lei desidera da noi.

Piacere della percezione

Tra la causa prima del piacere, che è la soddisfazione di un bisogno, e il piacere stesso ci sono le endorfine, che, oltre a farci sentire il piacere stesso, sono neurotrasmettitori, cioè facilitano la comunicazione tra neuroni.

Ebbene, io ipotizzo che, oltre al fatto che i neurotrasmettitori facilitano le comunicazioni tra neuroni, possa avvenire anche un processo inverso, cioè che una continua stimolazione delle comunicazioni tra neuroni ottenuta mediante opportune percezioni possa incrementare la secrezione dei neurotrasmettitori stessi, tra cui le endorfine, dando in tal caso luogo a sensazioni di piacere o euforia. Ciò spiegherebbe il piacere che può essere provocato dalla percezione di particolari configurazioni di immagini, testi e suoni.

L’effetto potrebbe essere duraturo, analogamente allo sviluppo dei muscoli attraverso l’allenamento degli stessi. Si tratterebbe dunque di allenare le comunicazioni tra neuroni attraverso la lettura, la visione e l’ascolto di particolari oggetti, forme e informazioni allo scopo di rendere più efficaci ed efficienti le interconnessioni neurali (con effetti positivi sulla creatività e l’intelligenza), e di godere del piacere connesso alla conseguente secrezione di endorfine.

Realtà e importanza dei sentimenti – Pragmatismo sentimentale

Sebbene non siano tangibili né misurabili, e nonostante la loro soggettività, i sentimenti sono forse la cosa più reale che esista al mondo dal punto di vista di un essere umano. Intendo dire che sebbene si possano provare sentimenti ingiustificati, irrazionali o morbosi, essi sono sempre reali in quanto sentiti.

In altre parole, la causa di un sentimento può essere irreale, ovvero può essere immaginaria e infondata, può essere anche solo un’idea, ma il sentimento che quell’idea suscita è sempre reale ed importante, nella misura in cui provoca dolore o piacere.

Pertanto possiamo affermare che i sentimenti (ovvero il piacere e il dolore nelle loro varie forme) siano la misura di ogni valore, e che lo scopo di ogni agire umano sia quello di evitare il dolore e di cercare il piacere propri o altrui.

I sentimenti sono misteriosi nel senso che non possiamo capire cosa siano in sé, ma solo ciò che li provoca e ciò che essi provocano e, grazie a tali conoscenze, possiamo influenzarli se riusciamo a intervenire sulle loro cause.

Tuttavia l’uomo spesso sbaglia nell’individuare le cause dei sentimenti, e di conseguenza non si comporta in modo ottimale al fine di evitare il dolore e cercare il piacere.

Infatti, alla domanda “perché fai ciò che fai e non fai ciò che non fai”, quasi nessuno risponde “per soffrire il meno possibile e godere il più possibile”.  Otteniamo invece risposte del tipo “perché è giusto”, “perché è bello”, “perché è mio dovere”, “perché ne ho voglia”, “perché lo fanno tutti”, “perché Dio lo vuole” ecc.

Io penso che i rapporti umani si semplificherebbero e si potrebbe ottenere più facilmente una reciproca soddisfazione se si accettasse il fatto che l’evitamento del dolore e la ricerca del piacere sono i criteri fondamentali di valutazione del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, dell’utile e dell’inutile.

La mia filosofia, che mi piace chiamare pragmatismo sentimentale, corrisponde abbastanza bene all’epicureismo greco-romano. Ma non si tratta di edonismo,  per tre motivi.

Il primo è che dovremmo occuparci non solo del nostro piacere e dolore, ma anche di quelli altrui, data l’interdipendenza di tutti noi esseri umani.

Il secondo è che dobbiamo intendere il piacere e il dolore in tutte le loro forme, cioè non solo quelle fisiche, ma anche quelle immateriali e sublimi, ovvero legate alla conoscenza, alla contemplazione, all’immaginazione, alla logica, alla bellezza, ovvero al mondo delle idee e delle forme.

Il terzo motivo è che dovremmo occuparci più di evitare o ridurre il dolore che di cercare piaceri illimitati. Anche perché ogni piacere, alla lunga, non solo stanca, ma comporta un prezzo da pagare anche in termini morali.

Prossimo capitolo: Agenti mentali.